Mild Hybrid, Full Hybrid e Plug-In Hybrid: facciamo chiarezza

Le case costruttrici sono sempre più attente alla mobilità green, tra offerte di modelli completamente elettrici o ad idrogeno, e soluzioni ibride che comprendono diverse tipologie e che, spesso, portano non poca confusione nella mente dei clienti: facciamo chiarezza.

Mild Hybrid

L’unico, basilare elemento, che mette in comune le tre tipologie di ibrido sulle auto è la presenza contemporanea di un motore termico, benzina o diesel, e un propulsore elettrico. Per il resto le tecnologie hanno impostazioni diverse e vantaggi diversi. Il Mild Hybrid (“mild” è traducibile con “mite”, dall’inglese) rappresenta il tipo di ibrido meno invasivo, con l’utilizzo di un piccolo motore elettrico che assiste semplicemente la vettura in svariate situazioni, senza la possibilità di percorrere alcun km in elettrico. Parliamo solitamente di poche manciate di CV, da 2-3 nelle city car a poco più di 10 per vetture più executive. Il sistema aiuta il guidatore nella guida fornendo più coppia al motore in fase di ripartenza da fermo, al semaforo e in fase di accensione, sostituendo il tradizionale motorino di avviamento. Grandi vantaggi, inoltre, derivano da questo sistema sul versante di consumi ed emissioni. La versione Hybrid della piccola Fiat Panda, ad esempio, con un motore 1.0 turbo benzina da 70 CV, necessita di 3,9 l di carburante ogni 100 km, con grande risparmio se comparata con il vecchio 1.2 benzina da 70 CV dai consumi di 4,9 l/100 km.

Full Hybrid

La tecnologia ibrida che per prima ha raggiunto la popolarità, con auto come la Toyota Prius negli anni ’90, è stata sicuramente Full Hybrid (“full” è traducibile con “pieno”, dall’inglese). Anche qui si trova una combinazione tra il motore termico e quello elettrico, ma quest’ultimo ha dimensioni maggiori, solitamente correlate al segmento della vettura, essendo il full hybrid più popolare su auto diverse dalle city car. Il propulsore elettrico più grande permette qui di percorrere qualche km in modalità 100% elettrica, solitamente tra i 3 e i 5 km, con evidenti vantaggi in termini di consumi, emissioni e usura del motorino di avviamento in tutte quelle situazioni di traffico pesante nelle quali sistemi come lo Start&Stop entrano continuamente in azione.

Plug-In Hybrid

Il sistema ibrido più innovativo è però il Plug-In (“To plug in” è traducibile con “collegare”, dall’inglese). Queste vetture hanno, ancora una volta, un motore termico combinato ad un grande propulsore elettrico, con potenze dai 30 ai 100 CV, alimentato da un pacco batterie ricaricabili tramite la presa elettrica con le classiche colonnine di ricarica cittadine, o anche con presa domestica e wallbox offerto come optional all’acquisto della vettura. Oltre a numerosi vantaggi fiscali, il principale punto a favore della scelta di un’auto plug-in hybrid è la possibilità di percorrere dai 50 ai 60 km in modalità full electric. Il pacco batterie, inoltre, permette di superare tranquillamente questo range di autonomia grazie alla ricarica rigenerativa (presente peraltro anche su vetture mild e full hybrid) in fase di frenata e decelerazione, talvolta con un’apposita modalità “B” (dall’inglese “Regenerative Brake”) sul selettore del cambio automatico.

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