Hyundai Bayon: prova su strada della mild hybrid

Hyundai punta tutto sul Vecchio Continente con Bayon: un progetto crossover decisamente europeo, con la scelta di ibrido o GPL. Protagonista di questo test la mild hybrid.

Gli esterni

Hyundai Bayon si presenta come un SUV molto europeo, a partire dal nome: ricorda la città marittima di Bayonne, meta turistica gettonatissima ai tempi di Hemingway. La base è quella della i20, con un muso tondeggiante ma contrastato da linee taglienti, decisamente asiatiche: il look riporta alla Kona, se ci soffermiamo sui Full LED sdoppiati con led diurni e frecce in alto, e anabbaglianti sotto. Nell’anteriore poi la griglia si sviluppa su tre livelli, con un convogliatore reale che porta aria all’impianto frenante. Lateralmente spiccano il tetto a contrasto sospeso, i vetri posteriori oscurati, i cerchi bicolore da 17” a quattro razze, e le protezioni che circondano tutta la parte bassa della Bayon. Importante la nervatura superiore che parte dal passaruota anteriore e raggiunge la spalla, dove va a marcare una netta divisione del tre quarti posteriore, quasi come un angolo, e incontra una seconda modanatura a becco d’aquila all’altezza della maniglia posteriore. Nel retro spicca un’ampia superficie scura che simula una grande vetratura grazie al nero lucido, e rende la Hyundai Bayon esteticamente più spaziosa: a questo contribuisce anche il catarifrangente rosso che unisce i fari posteriori a boomerang, facendo della Bayon un’auto visivamente più importante dei suoi 4,18 metri di lunghezza, 1,77 metri di larghezza ed 1,50 metri di altezza. Niente male il passo: 2,58 metri. Il baule è manuale ma leggerissimo da aprire, con una capacità per la mild hybrid di 320 litri, vari ganci, rete fermabagagli e luce di cortesia. Sotto il doppiofondo c’è la batteria del sistema ibrido che toglie un po’ di spazio rispetto al puro benzina, ed il kit di gonfiaggio. Abbattendo il divanetto posteriore in schema 60:40 la Bayon raggiunge 1105 litri molto piatti e sfruttabili. Le sue misure? Bocca d’accesso da 100 cm, altezza da 65 a 73 cm, larghezza interni da 94 a 113 cm e profondità da 52 a 74 cm, misure diverse chiaramente condizionate dalla forma spiovente di portellone e lunotto.

Gli interni

Gli interni della Hyundai Bayon rappresentano un buon compromesso tra tech ed elementi classici, concreti. Degli schermi ne parliamo dopo, ora focalizziamoci sulle sensazioni. Molta, moltissima plastica, quasi solo questa su plancia e pannelli porta, fatta eccezione per i braccioli. Però è assemblata in maniera ottima, ed è sempre facile da pulire. La plancia stessa ha una fantasia a listelli orizzontali d’ispirazione aerodinamica, e cela le bocchette del clima. Il volante ha due serie di pulsanti, per i media sulla sinistra e per i sistemi di assistenza alla guida sulla destra, tutti ben posizionati ed ergonomici. La posizione di guida è equilibrata, in base alle abitudini di chiunque si trova un giusto setup manuale di volante e sedile, anche per affrontare centinaia di km in comodità. I sedili poi sono morbidi, decisamente contenitivi e molto imbottiti. Nonostante lo standard dei moderni crossover pieni e claustrofobici, lo spazio a bordo non manca, e viene amplificato dal cielo chiaro. La visibilità anteriore secondo noi è un punto a favore di Hyundai Bayon, con il montante A non esagerato; un po’ più “cicciotto” il montante centrale, occhio agli incroci; mentre il lunotto è troppo spiovente, useremo molto spesso la retrocamera. Chi siede dietro ha una buona dose di spazio: con i sedili settati su un’altezza di 1,85 metri posteriormente si sfiora con le ginocchia, però con un giusto spazio per i piedi e una spanna precisa tra testa e tetto. Se poi è un peccato manchi il poggiabraccio posteriore, la Bayon si fa perdonare con un tunnel centrale quasi inesistente.

La sua tecnologia

Parlando di tech non manca praticamente nulla. Partendo dal comfort ci sono due schermi da 10,25” (la base per l’infotainment è un 8”). Entrambi ben leggibili, con un touch screen senza feedback aptico che dà accesso a navigatore, connettività via cavo per telefoni Apple e Android, radio DAB, ADAS e una retrocamera dall’ottima definizione. Peccato lo split screen in fase di parcheggio e quando si utilizza Apple Carplay. Molte le prese, due USB-A e una 12V davanti, una USB-A dietro; e poi un plauso all’unica piattaforma di ricarica wireless, ventilata tra l’altro, che abbiamo trovato veramente funzionale – e funzionante – tra tutte le auto provate nel 2022. Bene anche il clima automatico, con comandi fisici davvero ergonomici. Il pacchetto di cui è dotata la Bayon in prova ha anche l’impianto audio Bose, di ottima definizione e sopra la media del segmento. Su We Drive però le auto le guidiamo per strada, e non in un simulatore, quindi il capitolo tecnologia senza gli ADAS sarebbe nullo: la suite di sistemi di sicurezza comprende sensore dell’angolo cieco, frenata d’emergenza per veicoli, pedoni e ciclisti, rilevamento di segnaletica stradale e attenzione del guidatore, oltre a comodità quali mantenimento di corsia, cruise adattivo e sensori a 360° che, insieme alla retrocamera, fanno parcheggiare Hyundai Bayon in un fazzoletto.

Parliamo di numeri

Hyundai Bayon è sul mercato in tre declinazioni: 1.2 benzina 4 cilindri da 85 CV, lo stesso depotenziato ad 80 CV abbinato al GPL, e la versione in prova, una 1.0 turbo benzina mild hybrid 3 cilindri da 100 CV e 175 NM di coppia. Il sistema ibrido a 48V aiuta sensibilmente nell’efficienza, anche grazie a dettagli come il veleggio, in cui l’auto procede a motore spento per inerzia, senza usare l’acceleratore. Il serbatoio è da 40 litri, mentre il peso a libretto è di 1145 kg, con il 1.0 3 cilindri che spinge la Bayon da 0 a 100 in 11,7 secondi, fino ad una punta di 180 km orari. La casa dichiara circa 19 km/l nel ciclo WLTP, e 119 grammi di cO2 per km. Nel misto dei nostri test abbiamo registrato una media tra i 15 ed i 16 km/l. Ora capitolo dinamica: sebbene tra i drive mode ci sia anche Sport, che a differenza di Eco e Normal rende più pronto l’acceleratore e sensibilmente più rigido il volante, l’assetto di Hyundai Bayon è tutto votato al comfort. Questo vuol dire, certo, che in curva c’è del coricamento, ma l’auto affronta i cambi di direzione in maniera certa e sicura, senza sbavature: le ruote vanno esattamente dove noi vogliamo portarle. Le asperità le assorbe bene, peccato che il pavè sia tra i rumori presenti nell’abitacolo insieme al brontolio del 3 cilindri e all’aumentare della velocità in extraurbano. Nulla di insopportabile, sia chiaro: la Bayon non ha i doppi vetri ma uno spessore importante per le guarnizioni. Il 1.0 ibrido è molto elastico, c’è anche manuale 6 marce ma noi l’abbiamo testato con il dct 7 rapporti a doppia frizione: un po’ incerto in kickdown in Normal ed Eco, ma tutto sommato fluido e appropriato a quello che è il segmento comfort di Bayon. Proprio a questo comfort contribuiscono le sospensioni MacPherson davanti e a ponte torcente dietro, e i cerchi da 17” della nostra configurazione gommati 205/55: una spalla comoda e praticamente anti-graffio. Il volante infine è molto diretto, decisamente comunicativo nel suo rapporto con le ruote, mentre abbiamo apprezzato davvero tanto la modulabilità e la progressività del pedale del freno. Ultimo, decisivo tema da affrontare, i prezzi, molto competitivi: si parte da €20.050 per la XLine, salendo a €22.700 per la XClass, a €26.500 per la mild hybrid con dct, e poco sotto i €30.000 per la configurazione di questa prova con la suite di ADAS, l’impianto Bose, il tetto a contrasto e lo schermo infotainment da 10,25”.

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