Dakar 2022: il rally del deserto tra luci ed ombre

Anche quest’anno, un’altra edizione della competizione più variegata ed estrema nel mondo dei motori si è conclusa. Tante le stelle che hanno brillato sul deserto nelle notti fredde, sfide che hanno messo a dura prova la resistenza dei mezzi così come quella dei loro piloti. Ma quanto della storica ed iconica Parigi-Dakar è ancora presente? E cosa dovremo aspettarci per il futuro?

La storia dei ricordi

Sarebbe facile, sprecato quasi, dedicare altre ridondanti e chiassose parole su quanto bella ed appagante possa essere questa gara e quanto sia il lavoro e l’impegno dietro ogni suo aspetto. Con il passare degli anni, si sa, è sempre più complicato poter strutturare una competizione senza incappare in rallentamenti burocratici, nonché dinamiche economiche che ne andranno ad influenzare l’organizzazione, alle volte mutando perfino la natura stessa per cui la si era voluta originariamente.

Una storia ormai lunga e tortuosa, con oltre 40 anni di esperienza maturata, alle volte troppo cruenta e drammatica. Sottoposta spesso a critiche riguardo la sua pericolosità, data non solo dai percorsi strutturati in tappe tanto impegnative quanto torride, ma anche da quella costante sensazione di incertezza all’arrivo di ogni tappa.

Allo stesso modo, rimarranno impresse nella storia le vicende e gli aneddoti che hanno fatto di questa competizione uno dei pochi simboli della velocità allo stato puro senza limiti né limitazioni, una velocità che non bada a nessun tipo di ostacolo sul percorso, purché si arrivi in tenda a fine giornata. Temperature alte tali da rendere inutile la distinzione tra una scottatura solare ed un’abrasione da marmitta calda, mezzi così chiassosi e carrozzati da incitare qualunque cavaliere a domarne le potenze, tra le dune dei deserti più aridi d’Africa se non di tutto il mondo.

Chi, tra i suoi rivali nonché amici di competizione, parenti e collaboratori, avrebbe mai potuto scommettere sulla longevità di una gara così assurda? Ecco, assurda poiché abituati all’asfalto, al circuito, ad una scuderia sempre pronta ai box, lì a poche centinaia di metri dal pilota mentre spinge al limite, tra talento ed incoscienza, ad un team attento e collaudato, dal quale essere sempre scortati come custodi su di un percorso già calcolato. Ebbene, era questo tutto quello che non si sarebbe mai avuto in una gara così. Essere del tutto fuori qualunque regola di guida, lontani dai luoghi convenzionali, dal pubblico pagante comodamente seduto sugli spalti che si gusta lo spettacolo, al buon Thierry Sabine, ideatore di questa indescrivibile dannata corsa contro il tempo.

Ai tempi conosciuta con il nome di “Oasis”, durante l’edizione del 1982 causò la scomparsa di Mark Thatcher, figlio dell’allora Primo Ministro britannico, poi ritrovato grazie ad una missione internazionale di ricerca. L’attuale Dakar rappresenta una tra le sfide agonistiche più estreme e logoranti per un pilota, anche tra i più esperti e talentuosi, capace di portare a gesti di tenacia ed ardore degni dei più valorosi cavalieri della storia.

La Dakar è sempre stata oggetto d’interesse di tutti quei piloti che avessero l’obiettivo di dimostrare le proprie doti, aldilà di quelle sviluppate dietro un volante o a cavallo di una moto. Tanti quindi i ricordi nati dalle loro imprese, sia belli che brutti. Più di tutti gli altri, i modelli futuristici e corazzati, miscela perfetta di alettoni sovradimensionati e ruote gigantesche su cui erano ancorate ben salde le rigide scocche. Risultato dello sviluppo di una ricerca di qualità e solidità ingegneristica in grado di reggere salti, dossi, buche e sabbia, tanta sabbia. Esaltati da appariscenti livree celebri per la loro unicità cromatica, questi mezzi hanno poi trovato approvazione dal mondo commerciale, sempre più convinto sulla riuscita mediatica dell’evento, capendone l’importanza di intervento come sponsor nella competizione. Alcune tra le più celebri che vogliamo ricordare sono quelle di Peugeot, Citroen, così come i Camion Iveco, passando per le moto ed i quad, fino ad arrivare alla Fiat Panda, la più piccola tra le partecipanti dell’edizione 2022: un’edizione che ha visto vincitore della categoria auto il pilota Nasser Al-Attyiah a bordo del suo Hilux del Team ufficiale Toyota Gazoo Racing.

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